INFORTUNI SUL LAVORO

INFORTUNI SUL LAVORO: ANCORA UNA VOLTA!

Ancora una volta un film già scritto si è puntualmente verificato. A Pavia due giovani operai sono rimasti folgorati mentre lavoravano alla copertura di un tetto. Solo qualche settimana fa in una cisterna petrolifera tre persone sono morte per aver respirato dei gas tossici. Erano persone esperte del loro lavoro, facevano abitualmente manutenzione nelle cisterne.

In Italia si registra una media di tre morti per incidente sul lavoro al giorno. Il numero di persone infortunate è più alto. Come è possibile che accada? In molti casi c’è sicuramente di mezzo il comportamento umano: non bastano le normative severissime in materia, non sono sufficienti i provvedimenti antinfortunistici e le procedure della sicurezza, gli infortuni accadono lo stesso.
Gli studi sulla salvaguardia della vita e della salute hanno ormai accertato in modo inequivocabile che il comportamento umano, per mille ragioni diverse, spesso diventa insicuro a onta di quanto si faccia per evitarli.
Le aziende più evolute hanno creato sistemi efficaci di lotta agli infortuni, non solo aderendo alle normative vigenti, ma anche attivando iniziative diverse per sensibilizzare, informare, coinvolgere il personale (sia preposti che maestranze) sulla tematica.
Poche realtà hanno invece già considerato lo sviluppo di una strategia ispirata alla cosiddetta BBS (Behaviuor Base Safety), rivolta proprio a delegare la responsabilità dei comportamenti agli operatori e a una struttura “informale” dedicata all’osservazione dei comportamenti insicuri, delle condizioni a rischio, dei mancati incidenti.
La raccolta di informazioni precise e oggettive sui rischi reali che si corrono durante il lavoro consente di impostare un’attività di intervento, sia sul piano tecnico antinfortunistico sia sul comportamento attraverso segnalazioni e feedback appropriati.
Il gruppo è la leva sociale da agire per superare gli ostacoli insiti nei comportamenti umani eccessivamente disinvolti o frutto di fraintendimenti o disconoscenza.
Va considerato, inoltre, che le persone agiscono in base ai modelli osservati, per cui tendono a ripetere comportamenti messi in altro da altri, spesso senza avere la stessa perizia e le stesse avvertenze. Dunque l’esempio negativo dei “provetti” (tollerato dai preposti perché efficienti ed efficaci) finisce per indurre comportamenti ad alto rischio in altri operatori.
La BBS è una metodologia di lavoro sulla sicurezza che pone innanzitutto l’accento sul comportamento sicuro, assegnando la giusta responsabilità agli operatori nel compiere manovre che evitano rischi e garantiscono contro i possibili infortuni.
In particolare, la formazione sulla sicurezza si allarga agli atteggiamenti e ai comportamenti, sottolineando come gli infortuni siano causati spesso da sopravalutazione di sé, sottovalutazione del rischio, distrazione, disattenzione, routine.
La dimostrazione avviene attraverso il riscontro del funzionamento della mente umana, che talvolta si lascia ingannare da una “percezione” errata. L’esempio classico è l’attraversamento di una strada a Londra, dove parecchi incidenti avvengono a causa di comportamenti abituali (guardare a sinistra prima di attraversare) inadeguati alle condizioni, diverse, del contesto (macchine provenienti dalla propria destra), inusuale rispetto al proprio paese d’origine.
Le trappole mentali sono molte e generano una “percezione” del rischio inadeguata e irrealistica, conducendo così a comportamenti insicuri, da cui poi derivano, statisticamente, infortuni veri e talvolta gravi, o gravissimi come nel caso SARAS di Sarroch, tra l’altro con  precedenti pesanti alle spalle.
Cosa è scattato nella mente degli operatori che ci hanno rimesso la vita? C’è qualche cosa al mondo che conti di più della propria pelle? Com’è possibile che degli esperti compiano errori così gravi, nonostante tutte le avvertenze del caso?
L’unica risposta è che il livello di confidenza che si acquisisce sul lavoro finisce per diventare una trappola percettiva: non si colgono più i segnali, non si prendono più le informazioni necessarie, si pensa di essere al di sopra di tutto e che “non capita a me”.
Per rispondere a queste domande, all’interno di Assolombarda, Giorgio Cozzi e altri formatori hanno progettato un corso intitolato “La percezione del rischio” che si pone l’obiettivo di aiutare gli specialisti, le imprese e i lavoratori a sviluppare un diverso grado di sicurezza e di prevenzione infortuni.
Sulla base del progetto, in alcuni stabilimenti chimici del milanese è stata introdotta una formazione ispirata alla BBS. Attraverso la creazione di una squadra di “Osservatori” scelti fra le maestranze, già formate sui comportamenti sicuri, si possono rilevare comportamenti insicuri, condizioni a rischio, mancati incidenti (importantissimi per evitare quelli effettivi), in vista di conseguire l’unico obiettivo possibile per la vita umana: SICUREZZA 100% e RISCHIO ZERO!

Il programma formativo completo, da modulare a seconda delle esigenze specifiche, si può completare in poche sessioni. Con un investimento minimo di tempo, l’imprenditore può così garantire maggiore sicurezza ai propri dipendenti.

Per approfondire:
Sicurezza in azienda

Potete anche scrivere a iso@isoformazione.it oppure telefonare allo 02/46 93 701
 

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Come attrezzarsi per cogliere le opportunità: dalla cultura organizzativa alla capacità di fare futuro

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