ISONews n. 5/2007
Newsletter 6 marzo 2007, n. 5
In questo numero:
• Donne e lavoro: Successo, ragione e sentimento
• La sciatteria che uccide il business
• In vetrina: offerte di marzo
DONNE E LAVORO: SUCCESSO, RAGIONE E SENTIMENTO
L’8 marzo è la giornata dedicata alla festa della donna e ci induce a fare una breve riflessione sulla posizione attuale delle donne nel mercato del lavoro. Nei passati vent’anni le donne hanno fatto passi da gigante nel mondo del lavoro: non solo sono riuscite ad affermarsi, ma hanno saputo sfoderare qualità che, oggigiorno, sono riconosciute fondamentali per essere grandi manager. Ci riferiamo in particolare all’innata capacità femminile di coniugare con successo la ragione e il sentimento, sfruttando appieno l’intelligenza emotiva.
Il Corriere della Sera del 2 marzo pubblica un interessante articolo di Elena Scarrone dal titolo “Dirigenti, a scuola di pazienza e ascolto”, in cui si legge: “Sviluppare la pazienza e il coraggio. Imparare ad ascoltare e a essere gentili. Diventare consapevoli dei sentimenti propri e altrui, a metà strada tra gli insegnamenti di Socrate e Blaise Pascal. “Esercizi” e qualità che fino a ieri non avevano cittadinanza tra le mura aziendali, stanno invece diventando strumenti importanti per riuscire a raggiungere gli obiettivi imposti dal business. Se la tendenza prevalente era quella di sopprimere le emozioni o negarne l’esistenza, oggi gli stessi manager si affidano a consulenti esterni allo scopo di acquisire “conoscenze umane” in generale ignorate nelle aule delle università e nelle scuole di master, eppure determinanti per riuscire a gestire e motivare un gruppo di lavoro, diventare leader, progredire nella carriera”.
Le donne, a dispetto dell’ancora scarso riconoscimento e presenza ai vertici del mondo del lavoro, e delle penalizzazioni a livello retributivo, sono naturalmente dotate delle qualità che gli uomini sono costretti a sviluppare affidandosi a personal coach e counsellor, che possano aiutarli a scoprire e utilizzare capacità empatiche ed emotive ormai imprescindibili.
Il nostro augurio è che le donne, manager per definizione, possano acquisire posizioni sempre più determinanti nel mondo del lavoro, apportando la consapevolezza dei sentimenti che aiuta a massimizzare il successo nella gestione delle imprese; e che gli uomini, affidandosi a coach esperti e sensibili, intraprendano il cammino verso il riconoscimento e l’utilizzo dell’intelligenza emotiva quale chiave del successo e trampolino per essere leader migliori.
Giorgio Cozzi e i suoi collaboratori, consapevoli della potenza dell’intelligenza emotiva, da anni offrono il loro aiuto proponendo interventi one-to-one di personal coaching mirati a rispondere all’esigenza concreta dei manager di “comprendere e anticipare realtà e culture diverse dove intuizione, immaginazione ed empatia giocano un ruolo cruciale”.
LA SCIATTERIA CHE UCCIDE IL BUSINESS
Secondo i più autorevoli cacciatori di teste a livello mondiale, uno dei difetti più gravi dei candidati che si presentano per posizioni di medio e alto livello è la sciatteria. Lo stesso difetto si manifesta a macchia d’olio nelle imprese, sia in quelle che si rivolgono direttamente al consumatore, sia in quelle che operano nel mondo del business-to-business.
Ma cosa significa sciatteria? Tecnicamente significa negligenza, trascuratezza nella cura della propria persona o sul lavoro. Descrive un atteggiamento generalmente trascurato e superficiale, tendenzialmente poco rispettoso del prossimo o delle mansioni e responsabilità professionali, contraddistinto da incuria, menefreghismo e noncuranza.
Nelle realtà aziendali, e soprattutto nel mondo della burocrazia statale, la sciatteria si traduce in atteggiamenti di pericolosa superficialità tanto verso clienti quanto verso colleghi, che possono portare a disservizi (o percezione di disservizi) verso i clienti, e a conflitti con i colleghi, con riflessi negativi sulla produttività. Laddove nel settore pubblico purtroppo la sciatteria è all’ordine del giorno (i casi di eccellenza, ma anche solo di decenza del servizio sono rari), nell’impresa privata la negligenza e l’incuria possono avere effetti ben diversi: superfluo ricordare che le cattive referenze si diffondono a macchia d’olio assai più efficacemente e rapidamente delle esperienze positive.
Ma allora perché tante imprese convivono quotidianamente con la sciatteria rischiando di minare la propria immagine e, soprattutto, di perdere quote di mercato? Perché lo sforzo necessario per superare l’incuria talvolta è considerato troppo oneroso rispetto al beneficio che l’impresa ne trarrebbe. Facciamo un esempio: l’impresa Y offre un servizio a basso valore aggiunto, fornisce prestazioni e servizi sciatti, non si cura di perdere clienti perché tanto per ogni cliente perduto ce ne sono altri due pronti a sottoscrivere un contratto. La domanda critica dell’impresa dovrebbe essere: quanto tempo passerà prima che i miei clienti si accorgano del basso livello dei servizi che fornisco e si rivolgano altrove? Già, perché ogni impresa in cui vige la sciatteria sa che, prima o dopo, dovrà cambiare per non fallire. Viene da chiedersi: ma allora perché tollerare la sciatteria, quando aspirare alla qualità e all’eccellenza non solo è possibile, ma a medio e lungo termine ripaga ampiamente?
Creare una cultura aziendale improntata all’eccellenza e alla qualità investendo nelle risorse umane, alla lunga fa la differenza. I consumatori, così come i clienti nel business-to-business, stanno rapidamente acquisendo la consapevolezza della possibilità di scegliere e, in molti casi, sono sempre più disposti a pagare un premio per avere la garanzia della qualità del servizio, perché in realtà il disservizio ha un costo molto più elevato. E allora cosa aspettiamo a bandire la sciatteria?
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