Redazionale

AGGANCIATA LA RIPRESA? SEI MESI SU CUI RIFLETTERE
Il 2010 si presenta come un anno in salita, con qualche segnale positivo che va saputo cogliere e coltivare.


All’inizio dell’anno si è molto parlato della possibile ripresa, tanto è vero che noi abbiamo lanciato il proclama “2010 anno dell’Aggancio della Ripresa”.  Quello che è avvenuto è sotto gli occhi di tutti. Gli effetti della crisi per qualche settore sono alle spalle, per altri è ancora in corso, per altri ancora è arrivata adesso.

Non è chiaro cosa e come sia avvenuto, ciò che è chiaro è che le difficoltà sono nettamente aumentate, al punto che anche il governo è dovuto ricorrere ai ripari con una manovra piuttosto  pesante. La collettività ha dovuto prendere atto che la speranza di aver superato le difficoltà si è rivelata un’utopia.
Nel mondo finanziario, che ha provocato lo sconquasso, si notano segnali di rimessa in gioco, sebbene il dilemma tra il mondo speculativo che ha dominato gli ultimi anni e un nuovo modo etico di fare affari, investire, intraprendere, non si sia ancora affermato. Molti pensatori ritengono che un capitalismo sfruttatore e sfrenato non possa più esistere o comunque dovrà essere vincolato da nuove norme e nuovi controlli, tuttavia occorrerà tempo per una siffatta trasformazione. D’altra parte se nessuno comincia, non si arriverà mai da nessuna parte.

Se si dovesse ripresentare una bolla speculativa, probabilmente non saremmo in grado di reggere. Già le famiglie stanno soffrendo la situazione attuale, gli inoccupati sono cresciuti, la precarietà dilaga e gli ammortizzatori sociali sembrano alla frutta, dunque è arrivato il momento di cambiare le regole e di sviluppare un capitalismo più sano e, appunto, più etico.

Nel mondo del lavoro si intravedono comunque alcuni segnali positivi, emersi dopo un accenno di ripresa e una repentina frenata, per cui si può guardare al mondo con un pizzico di speranza in più.

Il nostro punto di osservazione ci permette di esporre alcune considerazioni specifiche.

Primo: a fronte di difficoltà di reperimento di posizioni lavorative per chi è “espulso” dal sistema, esiste una difficoltà di pari portata a reperire persone dotate professionalmente e le selezioni sono diventate molto più complicate. Infatti, i datori di lavoro (e i loro selezionatori interni) tendono a volere “la luna”: non si investe più sulla nuova risorsa, ma si pretende una professionalità totalmente corrispondente ai bisogni, disposta oltretutto ad accettare pacchetti remunerativi decisamente contenuti. In questo modo, attrarre i migliori sul mercato diventa difficile, tuttavia nessuna azienda si accontenta di chi è un po’ “meno migliore”. Il nostro stesso lavoro di head hunter è messo a dura prova perché c’è sempre qualche “buona” ragione per scartare candidati (seppur validi). Il rischio di sbagliare ostacola le assunzioni. Casi tipici sono i CTD con richiesta di vera esperienza, sane motivazioni, successi alle spalle, stipendi bassi…)

Secondo: nella formazione si evidenzia ancora di più il gap tra la professionalità esistente e quella richiesta, per cui dovrebbe esserci un forte sviluppo di iniziative volte a coprire tale gap. Ma, c’è un ma. I costi della formazione (non gli investimenti) vengono tagliati, si ricorre ai finanziamenti che costringono spesso a docenze sottotono (meno pagati, i singoli consulenti e non le società, la competizione intensa, l’indifferenziazione di tanti temi, supposta, ovviamente…), si concorda sul bisogno e si tira indietro la mano al momento di decidere, si rimanda a tempi migliori e così via.
Indubbiamente è un contesto non ancora risanato e con grave rischio di entropia.

Per fortuna esistono anche realtà e contesti su cui si riesce a lavorare bene. I settori in cui ci siamo applicati di più sono stati:
- il RETAIL in cui, oggi più che mai, occorre una professionalità di rilievo, coerente con il contesto di mercato, con le aspettative dei consumatori, sicuramente più esigenti e preparati;
- la SICUREZZA, dove bisogna andare al di là delle normative per rendere veramente consapevoli tutti (dirigenti, preposti, maestranze) dei rischi che si corrono in fabbrica e dei comportamenti sicuri che li evitano;
- la VENDITA, per adeguare le forze di vendita a una competizione diversa dal passato e prepararle a dare maggiore valore ai clienti, difendendo i “prezzi” e i “margini” nelle trattative.

Terzo: molte aziende stanno affrontando cambiamenti significativi (acquisizioni, cessioni, ricambi generazionali, ristrutturazione, innovazione, ecc.) che richiedono supporto e assistenza specialistica, non sempre presente nella compagine organizzativa. Gli interventi possono essere di natura tecnica o specialistica, peraltro anche di strategia e cultura organizzativa. Su questo fronte in particolare ci siamo attivati con successo con il nostro nodello della Bussola Strategica aiutando il vertice di un’azienda a condividere un progetto per il futuro, sia nei suoi aspetti filosofico-valoriali, sia nei piani d’azione operativi.

Quarto: sempre più spesso si ricorre a psicologi con esperienza organizzativa e manageriale per attività di coaching, focalizzando supporti emozionali e metodologici utili a uno sviluppo personale nelle cosiddette “soft skill”. Anzi le richieste arrivano ormai dalle singole persone, consapevoli di dover incrementare i loro “talenti” per poter fare la carriera auspicata, anche se il datore di lavoro non intende investire sullo sviluppo. I risultati di approccio ONE-TO-ONE si toccano con mano.

In sostanza, il 2010 si presenta come un anno in salita, con qualche segnale positivo che va saputo cogliere e coltivare. Abbandonata ogni velleità di fare previsioni, restiamo concentrati su ciò che sappiamo fare bene, mettiamo a frutto creatività ed esperienza e continuiamo a lavorare con grande fiducia per agganciare la ripresa. Ringraziamo di cuore tutti coloro che anche quest’anno hanno condiviso con noi piccoli successi e grandi preparativi per la ripresa.

Buone vacanze,
Giorgio Cozzi
 

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