NEWS: Proroga D.Lgs. stress correlato al lavoro

Obbligo della valutazione dello stress lavoro-correlato

La data dell'entrata in vigore dell’obbligatorietà della valutazione di stress lavoro-correlato, obbligo inizialmente introdotto dal D.Lgs. 81/2008, e successivamente posticipato D.Lgs. n. 106/2009, è stata prorogata al 31 dicembre 2010. I datori di lavoro hanno perciò 5 mesi in più per adeguarsi al dettato legislativo, che non potrà tuttavia essere ulteriormente prorogato.

La decisione di dare agli imprenditori, pubblici e privati, qualche mese in più, sottolinea l'importanza della disposizione di legge che  non solo deve essere attuata, ma va resa effettiva in modo efficace. Giorgio Cozzi e Laura Quarà, in qualità di esperti in materia, hanno manifestato un certo sollievo per la proroga ma lanciano un monito: "la proroga dà modo alle imprese di procedere con maggiore agio ma non deve e non può essere una scusa per continuare a ignorare una disposizione di legge importante, a vantaggio dei lavoratori".

Questo, a grandi linee, il contenuto del decreto legislativo:


Disposizione normativa
L’obbligo per le aziende, pubbliche o private, di provvedere alla valutazione dei rischi
anche relativamente a quelli inerenti allo stress lavoro – correlato, è stabilito dall’articolo 28, comma 1 del D.Lgs n. 81/2008, il quale prevede:

“La valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza da altri Paesi". L’applicazione della normativa comporterà l’estensione anche alla “dimensione psicologica e sociale” del concetto di salute dei lavoratori, determinando l’obbligo per il datore di lavoro di curare lo sviluppo del benessere lavorativo e l’attenzione alle condizioni psicosociali dei collaboratori.

Aspetti generali della valutazione del rischio e ambito di applicazione
Il processo di valutazione dei rischi si articola in tre distinte fasi:
a. fase 1: identificazione dei pericoli;
b. fase 2: stima del rischio;
c. fase 3: valutazione approfondita.

Alla luce di questa tripartizione, il legislatore si pone l’obiettivo di introdurre un concetto dinamico di gestione del rischio, secondo il quale la valutazione dei rischi è strettamente finalizzata alla prevenzione ed è soggetta a un continuo aggiornamento in un circuito permanente “valutazione - prevenzione - aggiornamento della valutazione”.

Tale procedimento presuppone il coinvolgimento costante dei rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza, nella logica della costruzione di un sistema di Gestione
della Sicurezza, nonché del datore di lavoro che deve promuovere e organizzare
direttamente il processo di valutazione/gestione.

Al fine di evitare che la valutazione dello stress lavoro – correlato si traduca, per la
maggior parte delle aziende, in una generale e generica assenza di rischio, risulta necessario chiarire che la valutazione deve essere finalizzata alla definizione degli interventi e non alla semplice stima parametrica del rischio, in quanto gli interventi migliorativi sull’organizzazione del lavoro portano, di norma, anche a una riduzione dei costi e a un miglioramento della produttività dell’azienda.

Soggetti obbligati
Poiché lo stress può riguardare ogni luogo di lavoro ed ogni lavoratore, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda, dal settore di attività, dalla tipologia del contratto o dal rapporto di lavoro, la valutazione del rischio deve essere effettuata in tutte le aziende, seppure a livelli differenti, con diversi gradi di approfondimento.
Non esistono, quindi, criteri che possano escludere un’azienda, a priori, dalla
valutazione dello stress lavoro – correlato, è tuttavia possibile che la valutazione del rischio porti a escludere che in un’azienda o in una sua partizione organizzativa vi siano fattori potenziali di stress e che di conseguenza non siano necessarie né una valutazione più approfondita, né azioni correttive.

Modalità della valutazione del rischio
La valutazione del rischio deve prevedere l’analisi degli aspetti dell’organizzazione del lavoro che possono rappresentare pericoli per la salute, nello specifico ci si riferisce a indicatori di rischio, quali ad esempio controllo sul lavoro, supporto sociale, insicurezza, ritmi e turni, ecc.

Accanto a queste variabili sono da valutare anche gli effetti che lo stress lavoro correlato può portare a livello aziendale (assenteismo, diminuzione della produttività, ritardi, aumento dei costi) e a livello individuale (sintomatologia fisica e psichica).

È di fondamentale importanza riuscire a condurre la valutazione in modo da riuscire a collocare con precisione nel ciclo lavorativo le eventuali criticità riscontrate, cosicché sia possibile ricavarne indicazioni su dove concentrare gli interventi di prevenzione(mappa aziendale di rischio).

La valutazione di indicatori oggettivi (che ad oggi non sono stati ancora definiti)permetterà di determinare il livello di rischio presente in azienda (basso/medio/alto) e,di conseguenza, di identificare gli interventi di eliminazione o riduzione del rischio da effettuare.

La valutazione della percezione dello stress lavoro – correlato da parte dei lavoratori va introdotta solo nei casi in cui la valutazione degli indicatori oggettivi determini un’evidenza di rischio non basso e si sia in presenza di un’azienda con più di 10 dipendenti.

La sorveglianza sanitaria del medico competente

Nell’ambito dello stress da lavoro correlato, il ruolo del medico competente è prioritariamente quello di collaborare al processo di valutazione del rischio, come stabilito dall’art. 25, comma 1 lettera a) del D.Lgs n. 81/2008.

Il medico competente, infatti, svolge un ruolo di primaria importanza nella gestione di situazioni di disagio sul lavoro perché conosce la storia clinica del lavoratore, le caratteristiche dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro, le condizioni degli altri lavoratori esposti ai medesimi rischi e si relaziona con il datore di lavoro e le altre figure della prevenzione.

Va tuttavia precisato che il ricorso alla sorveglianza sanitaria non costituisce una misura che interessa tutte le situazioni di stress lavoro – correlato. Quando la valutazione dimostra un livello di rischio tale da determinare effetti negativi sulla salute dei lavoratori, devono essere prioritariamente adottate misure correttive idonee a ridurre efficacemente il livello di rischio, evitando di ricorrere esclusivamente al medico competente.

Di conseguenza, la sorveglianza sanitaria si deve attuare in tutti i casi in cui si evidenzia un rischio non basso, che non può essere ridotto con interventi sull’organizzazione del lavoro.

I.S.O. e la psicologa del lavoro Laura Quarà sono a vostra disposizione per facilitare gli adempimenti di legge e l’implementazione del decreto legislativo.
Per fissare un appuntamento potete telefonare al n. 02/4693701 oppure scrivere a
Laura.Quara@isoformazione.it o Giorgio.Cozzi@isoformazione.it

 

Sicurezza in Azienda

La percezione del rischio e la BBS: passi imprescindibili per garantire la sicurezza in azienda dando una dimostrazione ell’impegno dell’azienda verso i suoi dipendenti.

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