Redazionale
Fondata nel 1932, Alcea è un’industria chimica di proprietà famigliare, specializzata nella produzione di vernici per uso industriale. Fino a qualche anno fa era un’impresa come tante altre: strategia di espansione controllata, rispetto delle normative in tema di sicurezza e ambiente, buon fatturato: una sana azienda brianzola gestita con acume dall’ing. Carlo Parodi.
Poi ci fu l’incidente Thyssenkrupp. Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 un incendio divampato nello stabilimento di Torino causò la morte di sette lavoratori. La deflagrazione provocata in Alcea da quell’incidente fu dirompente: risvegliate le coscienze, da allora Alcea si dedica a tutto campo alla sua risorsa più importante, gli uomini, soprattutto in tema di sicurezza.
"Tutto è cominciato con un’aspirante psicologa che voleva laurearsi e come argomento per la sua tesi voleva portare la sicurezza sul lavoro, gli infortuni, i decessi, cosa spinge i lavoratori a non rispettare le norme di sicurezza previste dalla legge, perché la legge c’è le sicurezze ci sono, i morti pure. Le cosiddette MORTI BIANCHE. Confesso che appena mi dissero di Chiara Abbi, così si chiama la allora aspirante psicologa, mi dissi “ma questa proprio qui doveva venire? E poi cosa può insegnarci ha solo studiato in vita sua! Ma ha mai lavorato questa?” Poi quando ci ha fatto sedere in gruppo per intervistarci facendoci parlare di sicurezza come se fossimo al bar tra amici, non vi dico…"
Queste sono le parole di Pompeo Guglielmelli, uno dei lavoratori Alcea, che descrive i primi passi dell’evoluzione di Alcea in materia di sicurezza.
Dalle conversazioni di Chiara Abbi in Alcea è nata la tesi intitolata SICUREZZA SUL LAVORO E RISCHIO INFORTUNISTICO: LE RAPPRESENTAZIONI DEI LAVORATORI DI UN’AZIENDA CHIMICA. Una copia della tesi arriva al direttore di stabilimento, il Sig. Nava, il quale dopo averla letta più volte, fin quasi a impararla a memoria, ne trae due “chicche”: la percezione del rischio e la BBS (Behaviour Based Safety) che non punisce chi sbaglia ma premia chi fa le cose per bene. La sicurezza, secondo Chiara Abbi, poggia su due pilastri: la gestione razionale e l’attenzione emotiva. La gestione razionale, cioè le norme di legge, sono lo spartito che l’azienda deve adottare; l’attenzione emotiva è l’interpretazione. Solo toccando l’area emotiva (l’intelligenza emotiva) si cambia musica.
Nava sposa l’idea e, con l’appoggio incondizionato di Parodi, dà avvio a un progetto di rinnovamento facendo leva sulle persone. Dopo un’analisi di clima, Cinzia Maggi dell’ufficio HSE di Alcea si attiva e “pianta un seme che porta alla nascita di due progetti che hanno come attori i lavoratori”, come afferma Pompeo Guglielmelli. Nel giro di poco tempo Alcea avvia il programma di Percezione del Rischio con la collaborazione della I.S.O. e, in prima persona, di Giorgio Cozzi, che coinvolge tutti i lavoratori dello stabilimento in sessioni di piccoli gruppi. Giorgio mette a punto un seminario emozionale di due ore e mezza: “Con l’aiuto del dott. Cozzi, altro psicologo, abbiamo cominciato in primis a parlare di percezione del rischio cioè di cercare di vedere un’insidia nascosta dietro a un comportamento sbagliato o abitudinario e pensare alle conseguenze che ne potrebbero scaturire. Questa è stata una parte abbastanza spassosa, merito di Cozzi che ci ha saputo, come diciamo noi “tirare in mezzo”anche con esperimenti di gioco che hanno fatto sì che la nostra attenzione si elevasse al massimo” spiega Guglielmelli che ha partecipato a una delle sessioni.
I lavoratori, toccati nella sfera emotiva e divertiti come bambini, escono dal seminario di Giorgio con una nuova, profonda consapevolezza.
Flavio Bruini, un colorista, spiega: ”Prima dell’intervento di Cozzi, quando dovevo prelevare un campione di colore non mi mettevo gli occhiali di protezione e non fermavo neppure la macchina. Prelevavo il mio campione senza stare tanto a pensarci. Adesso non è più così. Uno schizzo di vernice nell’occhio potrebbe rendermi invalido. Bisognava che qualcuno mi aprisse gli occhi, per farmi vedere il rischio che stavo correndo. Cozzi ha esordito così, chiedendoci se sapevamo come funziona la mente. La nostra parte razionale è quella che ci induce a pensare che, seppure conosciamo le regole di sicurezza, non le applichiamo perché ci fanno perdere tempo, sono scomode, e poi abbiamo sempre fatto così e non è mai successo nulla, perché cambiare? Anzi, fino a poco tempo fa prendevamo in giro quelli che stavano attenti a mettersi gli occhiali di protezione, i guanti, le mascherine… L’intervento di Cozzi ci ha fatto scoprire l’impatto della sfera emotiva nel nostro lavoro. Ci ha insegnato a guardare oltre quello che vediamo, a capire dove si annida il rischio invisibile che spesso porta all’errore umano e all’infortunio. Da allora non prendiamo più in giro chi osserva tutte le norme della sicurezza, al contrario ci diamo una mano l’un l’altro. Tutti vogliamo tornare a casa incolumi ogni sera. In meno di un anno ho cambiato modo di lavorare.”
Bara Inoussa dice “Cozzi ha fatto scattare qualcosa in più. Alcea investe in sicurezza per gli operai non perché ha risorse da buttare via, ma perché ha preso a cuore la nostra sicurezza. Molto è cambiato.”
Valentino Mammolenti esprime le sue impressioni con una metafora: “Le auto sono sempre più sicure, ma se io guido e non rispetto le regole della strada, faccio manovre azzardate perché tanto non mi è mai successo niente, rischio. È il comportamento a fare la differenza e il comportamento a rischio è dettato dalla fretta, dall’eccessiva sicurezza o dalla sottovalutazione del pericolo: sono esperto e non mi è mai successo niente, perché dovrei cambiare? Ma incidono anche la scarsa attenzione e i problemi personali, che a volte distolgono dalle mansioni.”
La stampa non presta attenzione alle imprese che investono in sicurezza: poche settimane fa, il 30 ottobre 2009, Alcea ha invitato la nostra redazione alla presentazione della tesi di laurea della Dottoressa Abbi, psicologa. Insieme con i rappresentanti di Assolombarda, Federchimica, CGIL e con un assessore del comune di Senago, abbiamo assistito al racconto, attraverso le voci dei lavoratori e dei dirigenti, di un’impresa che è stata capace di cambiare profondamente per garantire ai propri lavoratori un ambiente di lavoro sicuro. La stampa, benché invitata, non ha partecipato. A fare notizia è l’incidente, l’infortunio, la morte bianca. L’azienda che investe in sicurezza e tutela ambientale nonostante la crisi non fa notizia.
In un periodo di crisi in cui le imprese non investono, Alcea ha fatto una scelta coraggiosa: ha investito sui suoi dipendenti a tutto campo. E soprattutto si è impegnata a creare un ambiente in cui non solo si lavora in sicurezza, ma si punta a garantire il massimo benessere per i dipendenti. Già, perché un’azienda felice lavora bene. E cresce. Nonostante la crisi.
“La vita è bella, il poter godere della famiglia, degli amici, della natura, pensare che un’azienda investa parecchio denaro e tempo per far sì che i propri dipendenti continuino a poter godere di queste cose è ammirevole.
A volte mia moglie mi dice “Ma tu come fai ogni giorno, ti alzi e fischietti, ti fai 46 km ad andare e altrettanti a tornare, nel traffico nella nebbia… Trovarti un lavoro più vicino…? Io non rispondo, perché in fondo tutti e due sappiamo che la risposta è in quel che ho gia detto, cioè è ALCEA".(Pompeo Guglielmelli)
La redazione di ISONews ringrazia il Sig. Nava, direttore dello stabilimento di Senago, l’ing. Parodi, il titolare, la Dott.ssa Maggi e i lavoratori di Alcea per averci dato l’opportunità di essere testimoni (e in parte attori) del profondo cambiamento dell’azienda verso la cultura della sicurezza e di poterlo divulgare.
Poi ci fu l’incidente Thyssenkrupp. Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007 un incendio divampato nello stabilimento di Torino causò la morte di sette lavoratori. La deflagrazione provocata in Alcea da quell’incidente fu dirompente: risvegliate le coscienze, da allora Alcea si dedica a tutto campo alla sua risorsa più importante, gli uomini, soprattutto in tema di sicurezza.
"Tutto è cominciato con un’aspirante psicologa che voleva laurearsi e come argomento per la sua tesi voleva portare la sicurezza sul lavoro, gli infortuni, i decessi, cosa spinge i lavoratori a non rispettare le norme di sicurezza previste dalla legge, perché la legge c’è le sicurezze ci sono, i morti pure. Le cosiddette MORTI BIANCHE. Confesso che appena mi dissero di Chiara Abbi, così si chiama la allora aspirante psicologa, mi dissi “ma questa proprio qui doveva venire? E poi cosa può insegnarci ha solo studiato in vita sua! Ma ha mai lavorato questa?” Poi quando ci ha fatto sedere in gruppo per intervistarci facendoci parlare di sicurezza come se fossimo al bar tra amici, non vi dico…"
Queste sono le parole di Pompeo Guglielmelli, uno dei lavoratori Alcea, che descrive i primi passi dell’evoluzione di Alcea in materia di sicurezza.
Dalle conversazioni di Chiara Abbi in Alcea è nata la tesi intitolata SICUREZZA SUL LAVORO E RISCHIO INFORTUNISTICO: LE RAPPRESENTAZIONI DEI LAVORATORI DI UN’AZIENDA CHIMICA. Una copia della tesi arriva al direttore di stabilimento, il Sig. Nava, il quale dopo averla letta più volte, fin quasi a impararla a memoria, ne trae due “chicche”: la percezione del rischio e la BBS (Behaviour Based Safety) che non punisce chi sbaglia ma premia chi fa le cose per bene. La sicurezza, secondo Chiara Abbi, poggia su due pilastri: la gestione razionale e l’attenzione emotiva. La gestione razionale, cioè le norme di legge, sono lo spartito che l’azienda deve adottare; l’attenzione emotiva è l’interpretazione. Solo toccando l’area emotiva (l’intelligenza emotiva) si cambia musica.
Nava sposa l’idea e, con l’appoggio incondizionato di Parodi, dà avvio a un progetto di rinnovamento facendo leva sulle persone. Dopo un’analisi di clima, Cinzia Maggi dell’ufficio HSE di Alcea si attiva e “pianta un seme che porta alla nascita di due progetti che hanno come attori i lavoratori”, come afferma Pompeo Guglielmelli. Nel giro di poco tempo Alcea avvia il programma di Percezione del Rischio con la collaborazione della I.S.O. e, in prima persona, di Giorgio Cozzi, che coinvolge tutti i lavoratori dello stabilimento in sessioni di piccoli gruppi. Giorgio mette a punto un seminario emozionale di due ore e mezza: “Con l’aiuto del dott. Cozzi, altro psicologo, abbiamo cominciato in primis a parlare di percezione del rischio cioè di cercare di vedere un’insidia nascosta dietro a un comportamento sbagliato o abitudinario e pensare alle conseguenze che ne potrebbero scaturire. Questa è stata una parte abbastanza spassosa, merito di Cozzi che ci ha saputo, come diciamo noi “tirare in mezzo”anche con esperimenti di gioco che hanno fatto sì che la nostra attenzione si elevasse al massimo” spiega Guglielmelli che ha partecipato a una delle sessioni.
I lavoratori, toccati nella sfera emotiva e divertiti come bambini, escono dal seminario di Giorgio con una nuova, profonda consapevolezza.
Flavio Bruini, un colorista, spiega: ”Prima dell’intervento di Cozzi, quando dovevo prelevare un campione di colore non mi mettevo gli occhiali di protezione e non fermavo neppure la macchina. Prelevavo il mio campione senza stare tanto a pensarci. Adesso non è più così. Uno schizzo di vernice nell’occhio potrebbe rendermi invalido. Bisognava che qualcuno mi aprisse gli occhi, per farmi vedere il rischio che stavo correndo. Cozzi ha esordito così, chiedendoci se sapevamo come funziona la mente. La nostra parte razionale è quella che ci induce a pensare che, seppure conosciamo le regole di sicurezza, non le applichiamo perché ci fanno perdere tempo, sono scomode, e poi abbiamo sempre fatto così e non è mai successo nulla, perché cambiare? Anzi, fino a poco tempo fa prendevamo in giro quelli che stavano attenti a mettersi gli occhiali di protezione, i guanti, le mascherine… L’intervento di Cozzi ci ha fatto scoprire l’impatto della sfera emotiva nel nostro lavoro. Ci ha insegnato a guardare oltre quello che vediamo, a capire dove si annida il rischio invisibile che spesso porta all’errore umano e all’infortunio. Da allora non prendiamo più in giro chi osserva tutte le norme della sicurezza, al contrario ci diamo una mano l’un l’altro. Tutti vogliamo tornare a casa incolumi ogni sera. In meno di un anno ho cambiato modo di lavorare.”
Bara Inoussa dice “Cozzi ha fatto scattare qualcosa in più. Alcea investe in sicurezza per gli operai non perché ha risorse da buttare via, ma perché ha preso a cuore la nostra sicurezza. Molto è cambiato.”
Valentino Mammolenti esprime le sue impressioni con una metafora: “Le auto sono sempre più sicure, ma se io guido e non rispetto le regole della strada, faccio manovre azzardate perché tanto non mi è mai successo niente, rischio. È il comportamento a fare la differenza e il comportamento a rischio è dettato dalla fretta, dall’eccessiva sicurezza o dalla sottovalutazione del pericolo: sono esperto e non mi è mai successo niente, perché dovrei cambiare? Ma incidono anche la scarsa attenzione e i problemi personali, che a volte distolgono dalle mansioni.”
La stampa non presta attenzione alle imprese che investono in sicurezza: poche settimane fa, il 30 ottobre 2009, Alcea ha invitato la nostra redazione alla presentazione della tesi di laurea della Dottoressa Abbi, psicologa. Insieme con i rappresentanti di Assolombarda, Federchimica, CGIL e con un assessore del comune di Senago, abbiamo assistito al racconto, attraverso le voci dei lavoratori e dei dirigenti, di un’impresa che è stata capace di cambiare profondamente per garantire ai propri lavoratori un ambiente di lavoro sicuro. La stampa, benché invitata, non ha partecipato. A fare notizia è l’incidente, l’infortunio, la morte bianca. L’azienda che investe in sicurezza e tutela ambientale nonostante la crisi non fa notizia.
In un periodo di crisi in cui le imprese non investono, Alcea ha fatto una scelta coraggiosa: ha investito sui suoi dipendenti a tutto campo. E soprattutto si è impegnata a creare un ambiente in cui non solo si lavora in sicurezza, ma si punta a garantire il massimo benessere per i dipendenti. Già, perché un’azienda felice lavora bene. E cresce. Nonostante la crisi.
“La vita è bella, il poter godere della famiglia, degli amici, della natura, pensare che un’azienda investa parecchio denaro e tempo per far sì che i propri dipendenti continuino a poter godere di queste cose è ammirevole.
A volte mia moglie mi dice “Ma tu come fai ogni giorno, ti alzi e fischietti, ti fai 46 km ad andare e altrettanti a tornare, nel traffico nella nebbia… Trovarti un lavoro più vicino…? Io non rispondo, perché in fondo tutti e due sappiamo che la risposta è in quel che ho gia detto, cioè è ALCEA".(Pompeo Guglielmelli)
La redazione di ISONews ringrazia il Sig. Nava, direttore dello stabilimento di Senago, l’ing. Parodi, il titolare, la Dott.ssa Maggi e i lavoratori di Alcea per averci dato l’opportunità di essere testimoni (e in parte attori) del profondo cambiamento dell’azienda verso la cultura della sicurezza e di poterlo divulgare.
Per approfondire il tema della sicurezza:
1. Introduzione alla BBS e alla percezione del rischio per gli RSPP
2. La percezione del rischio - corso esperienziale per le tute blu
