COGLIERE LE POTENZIALITÀ DELLA CRISI
VIZI E VIRTÙ DELL’IMPRENDITORIA ITALIANA, TRAPPOLE MENTALI E INTELLIGENZA SOCIALE
Pubblichiamo volentieri la relazione di Giorgio Cozzi presentata in occasione del convegno “Le aziende e il cambiamento” Il Post Crisi attraverso una gestione virtuosa delle risorse umane e un nuovo ruolo nell’organizzazione che si è svolto il 20 ottobre 2009 in Bocconi per iniziativa di Assores e Assochange .
Sebbene ami di più parlare e dialogare con le persone e farle “giocare” per dimostrare concretamente teorie, modelli, processi mentali che possono rappresentare un valore aggiunto per voi, mi accingo a condividere qualche piccola annotazione che confido sia di utilità per il vostro lavoro.
Un fatto è certo, la crisi ha sorpreso tutti e si è dipanata su correnti di pensiero assai diversificate.Per lo più si è assistito sinora a sbandamenti, taglio netto di costi, cassa integrazione ove possibile, riduzioni di personale e anche purtroppo chiusure e fallimenti. Il fatto che sia successo anche in altri paesi europei non ci consola per niente.
Secondo l’economista Marco Fortis (docente all’Università Cattolica di Milano) che ho sentito proprio in questi giorni, noi staremmo meglio degli USA e di molti altri Paesi (Giappone e Gran Bretagna) in quanto abbiamo fatto meno ricorso alla finanza bidone, abbiamo un debito pubblico già alto che ha impedito certe manovre infruttuose, una maggiore ricchezza delle famiglie, un patrimonio insomma che non è disperso. Inoltre abbiamo un’alta capacità imprenditoriale, un’industria forte in alcuni settori, un’elevata capacità di adattamento e un’intelligenza proiettata a trovare soluzioni e a sfruttare qualsiasi tipo di ripresa, ancor minima come l’attuale fase. Siamo invece malmenati dalle banche (scarsità di liquidità di cui soffrono le aziende e le PMI in particolare, vero motore differenziale italiano rispetto ad altri Paesi) e dalle tasse.
Gli imprenditori si lamentano e questo è il solito vizio italiano, perché ci sono motivi per lagnarsi e anche almeno altrettanti per trarre profitto dal nuovo contesto (virtù). Ad esempio, a febbraio ho lanciato come Assoconsult un ciclo di interventi (la Show Room) in cui con i colleghi ho approfondito i modi per affrontare positivamente la crisi, raccogliendo sempre un notevole numero di partecipanti.
Personalmente mi ero concentrato proprio su “Cogliere le potenzialità della Crisi” con l’intento di stimolare imprenditori e manager a tirar fuori il meglio di sé sia sul piano strategico personalizzando un modello di orientamento (il modello della Bussola Strategica ideato da I.S.O. e pubblicato da Sperling & Kupfer con il titolo Turbomanagement di Cozzi, Bucci, Sprega), sia a livello personale per scoprire il potenziale che è dentro ognuno di noi.
In aula ho addirittura provato io stesso e con me tutti i partecipanti a tirar fuori seduta stante la creatività necessaria per trasformare la minaccia in opportunità. Ho potuto fare lo stesso in alcune aziende che mi hanno chiesto tale tipo di supporto. Indipendentemente da quello che io e i miei colleghi abbiamo fatto, indubbiamente sul mercato si sono viste realtà aziendali che hanno saputo davvero cogliere le opportunità, molte altre no.
Facciamo un esempio concreto. Un direttore di stabilimento illuminato, che non voleva turbare i sonni dei suoi operai, ne ha inventate di tutti i colori per evitare la cassa integrazione, che pure sarebbe stata comoda sul piano economico e finanziario, perché riteneva, e a ragione, che guastare il clima avrebbe comportato più danni che vantaggi. Attaccando il commerciale e spronandolo a uscire da quello stato di resa che osservava in ogni riunione, in cui, giornali alla mano, si giustificavano le perdite di fatturato, ha trovato il modo di richiamante e condividere episodi positivi come l’Olivetti, la Ryan Air, la Red Bull che hanno trasformato le minacce in opportunità di business, trovando motivi di incoraggiamento e di rimotivazione, dando addirittura la disponibilità a fare prodotti diversi, a lavorare in modo più critico pur di mantenere l’occupazione e di aiutare l’azienda a superare la crisi. Questo è ciò che io definisco VIRTÙ.
Non posso non citare un caso negativo di VIZIO dell’imprenditoria italiana. Un’azienda media di successo, caratterizzata da alta qualità, volutamente senza componentistica cinese (“faremo più fatica a vendere, ma zero ritorni di prodotto”) ha intrapreso una differenziazione di prodotti, anticipando la crisi, che non aveva sentendo sino ad aprile 2009. Dichiarazioni: prodotto perfetto, bello stilisticamente, funzionale nella pratica, ultratestato, affidabile, processo graduale di inserimento sul mercato, ricerca della struttura: Direttore Tecnico, Responsabile Qualità, Export Manager. Per conto dell’azienda ci occupiamo dell’inserimento di tre personaggi provenienti dal settore e dunque attrezzati per l’abbisogna. Ma poi si scopre che il prodotto non c’è, i test fatti non sono sufficienti, le certificazioni fasulle. Il commerciale acquisisce comunque ordinativi decisamente significativi e l’imprenditoria non mette a disposizione nemmeno i campioni, risente della crisi che alla fine le è arrivata addosso, discussioni tra i famigliari che lavorano in azienda, insoddisfazioni dei tre nuovi inseriti che hanno portato vantaggi notevoli (nuova macchina funzionante, nuovi mercati aperti, ordini a iosa) senza sortire il benché minimo interesse da parte della proprietà, sinché la divisione viene chiusa e i tre allontanati. Tutto ciò nonostante la richiesta di continuare loro stessi a gestire la divisione visto il potenziale che presentava. VIZI, VIZI e forse PAURA, che finiscono per disperdere delle vere opportunità di business.
Cosa c’entra la mente in tutto questo? C’entra, eccome.
Da quando si conosce l’impatto dell’Intelligenza Emotiva, si sa che disponiamo tutti, e gli imprenditori in particolare, di un potenziale che è dentro di noi e che possiamo tirar fuori, soprattutto nei momenti difficili, e che non risiede nell’esperienza abituale, bensì nella motivazione a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Il cosiddetto Q.E: (quoziente emotivo) è quell’intelligenza che risiede nella sensibilità, nell’attenzione alle persone, nel capire il contesto e la realtà, nel trarre da sé il meglio che si possiede, nel riconoscere le paure e superarle con la focalizzazione di nuovi obiettivi, nell’ascolto attivo degli altri, nello sfruttamento positivo del know how posseduto dai Collaboratori, dalla condivisione in squadra dei percorsi da attuare. È vero che i leader sono soli, ma anche perché vogliono esserlo.
Il fattore emotivo, secondo Cooper, distingue le aziende che vincono da quelle che perdono. Dei due esempi riportati so chi vincerà, sempre e comunque, perché i valori sociali sono una leva potentissima di cui ci si può avvalere, basta volerlo.
La mente è un grande potenziale e anche una trappola, con la sua tendenza a ripetere la storia, a conservare comportamenti, a inibire il rischio, la spinta, il coraggio, se vogliamo l’etica con cui gli affari vanno condotti. La crisi ci ha insegnato che il capitalismo finanziario, troppo libero e assolutamente disetico, ci ha portato sull’orlo della rovina (lo dicono economisti come Fortis): se dovesse riprendere fiato e riproporsi, ce la potrebbe fare davvero a realizzare la catastrofe verso cui era destinato.
Ci vuole, ha ragione Goleman, INTELLIGENZA SOCIALE: ritrovare un progetto per il futuro in cui gli altri sono in fondo una parte di noi stessi, senza di loro non potremmo fare nulla e viceversa. Dobbiamo ricreare sintonia fra le persone e fra i ruoli, istituzionali e non, dobbiamo esercitare un’influenza positiva orientata al WIN-WIN (vinciamo tutti), una comunicazione più attenta, accurata, trasparente, un senso di appartenenza alla comunità di cui facciamo parte e che si fonda su valori universali che in fondo non possiamo non riconoscere.
Il mio è un invito a sfruttare tutto il vostro potenziale e a impegnarvi per affermare valori che danno un senso compiuto alla nostra vita, professionale e personale. Facciamolo!
Giorgio Cozzi
